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ad Arcangelo dopo un anno, cinque mesi e tre giorni di viaggio, compresi gli otto mesi che ci fermammo a Tobolsk.

Ne fu mestieri fermarci sei settimane ad Arcangelo, per aspettare l’arrivo dei bastimenti; ed avremmo indugiato di più, se un vascello amburghese non fosse entrato in porto un mese prima del navilio dell’Inghilterra, e se, dopo averci pensato un poco, non avessimo veduta la possibilità di un migliore spaccio delle nostre mercanzie ad Amburgo che a Londra. Tutti pertanto c’imbarcammo su quel vascello, a bordo del quale essendomi fatto precedere da tutte le mie mercanzie, era naturalissima cosa, che mi facessi precedere anche dal mio maggiordomo. Colà il mio giovine principe potè tenersi nascosto più a suo bell’agio, nè più mai tornò a terra per tutto il tempo che c’intertenemmo ad Arcangelo: cautela necessaria a lui per le difficoltà che qualcuno dei molti negozianti di Mosca sbarcati quivi, non lo avesse riconosciuto e scoperto.

Demmo le vele da Arcangelo ai 20 agosto del medesimo anno, e dopo un viaggio non istraordinariamente cattivo, toccammo l’Elba ai 18 di settembre. Quivi il mio socio ed io trafficammo ottimamente tutte le nostre mercanzie, tanto quelle della China, quanto i zibellini della Siberia. Divisone fra noi l’intero guadagno, la mia parte fu di tremilaquattrocentosettantacinque sterlini, diciassette soldi e tre danari, oltre a quasi altre seicento, valore di diamanti che aveva acquistati al Brasile.

Qui il nobile giovine moscovita accommiatatosi da me, s’imbarcò sull’Elba per andare a Vienna, perchè avea risoluto d’implorare protezione da quella corte, e mettersi in corrispondenza con quegli antichi amici di suo padre, che viveano tuttavia. Non partì certo di lì senza darmi segnalate dimostrazioni di gratitudine e pel servizio reso a lui, e per tutte le cordialità da me usate a suo padre.

Per venire ad una conclusione, dopo essere dimorato quattro mesi a un dipresso ad Amburgo, tornai per terra all’Aia, donde imbarcatomi in un pacchebotto arrivai ai 10 gennaio del 1705 a Londra, dalla qual metropoli io era stato lontano dieci anni e nove mesi. Qui ho risoluto di apparecchiarmi ad un viaggio più lungo di tutti quelli che ho narrati, dopo aver condotta per settantadue anni una vita piena d’infinite variazioni, ed imparato abbastanza a