Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/808

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716 memorie biografiche


del nostro autore. «Sul finire circa del 1699 (è lo stesso de Foe che parla) fu pubblicato un orrido libello in detestabili versi: lo avea scritto un Tutchin (il suo capitale nemico come si è notato), non vi dico altro; era intitolato: I Forestieri. L’autore di un tale libello si scaglia prima su la persona del re, poi su la nazione olandese, e finalmente, dopo avere rinfacciati a sua maestà sì fatti delitti, che il suo peggior nemico non avrebbe potuto immaginarseli senza inorridire, li riassume tutti nell’odiosa parola di forestiere. Questa nefandità di libro fe’ venirmi una tal piena di bile , che il mio bisogno di sfogarlo diede origine ad una mia bagattella, la quale non avrei mai sperato che sortisse un aggradimento sì generale.»

La bagattella, cui qui allude il de Foe, fu il suo Vero gentiluomo inglese, satira in versi opposta all’altra I Forestieri, e scritta in difesa del re Guglielmo e degli Olandesi; lavoro di cui fu senza esempio lo spaccio e proporzionato il compenso che l’autore ne ritrasse. Ammesso in oltre all’onore di un’udienza concessagli dal re, divenne con ardore sempre più crescente il partigiano della corte. In questo componimento la satira era robusta, maschia, potente. Come levava la pelle ai tory inglesi pel loro irragionevole astio contro ai forestieri! astio tanto più irragionevole per non essere i primi nulla meglio di uno screziato miscuglio di tante nazioni diverse chiamate poi in massa Inghilterra. I versi, se vogliamo, sono aspri e stonati, perchè non pare che il de Foe sia mai stato dotato d’orecchio per la melodia nè del verso nè della prosa; pure, benchè manchino di quella larga sonora armonia del Dryden, vi si scorgono spesse e vigorose espressioni e quella felice connessione di pensieri che non potrebbe arrossire di appropriarsela l’autore dell’Assalonne e Achitofel[1], ancorchè la totalità dello stile sia piuttosto foggiata su quello dell’Hall, dell’Oldham e de’ più antichi autori di satire. Son notissimi i quattro primi versi, il cui significato è il seguente: «Laddove Dio destina l’innalzamento d’una casa ov’esser pregato, il diavolo ci fabbrica sempre la sua cappella; e, guardandoci ben bene troverete, che la seconda ha un’affluenza maggiore di divoti[2]

Alla pubblicazione del Vero gentiluomo inglese succedettero due altri componimenti, uno sul potere originario del popolo inglese, l’altro per provare la possibile consistenza contemporanea di un esercito stabile istituito col consenso del parlamento e della libertà inglese. Ma non è nostra mente seguire il de Foe lungo lo stadio delle sue opere politiche, onde contenti ad indicar quelle che si riferirono più da vicino alla posizione e agli affari di lui, passeremo all’epoca della morte del re Guglielmo, che accadde agli 8 di marzo del 1702.

Poichè l’avvenimento della regina Anna[3] al trono divenne una reintegrazione della dinastia degli Stuardi, verso cui le dottrine politiche e la condotta del de Foe ebbero particolari demeriti, il nostro autore fu presto ridotto, come dianzi, a vivere

  1. Una fra le più encomiate tragedie dello stesso Dryden.
  2. Wherever God erects a huose of prayer;
    The devil always builds a chapel there;
    And’t will be found, upon examination,
    The later has the largest congregation.
  3. Anna di Danimarca, figlia primogenita di Giacomo II, e per conseguenza Stuarda, era sorella di Maria II, moglie del re Guglielmo, di cui qui si parla, morta di vaiuolo nel 1694. Alla morte di Guglielmo fu chiamata quest’Anna al trono dell’Inghilterra.