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Stanza di ricovero.



In questo momento tutti i miei pensieri si volgevano ad assicurarmi contro ai selvaggi, se qualcuno ne fosse apparso, o contro alle fiere, se pur ve ne erano in questa isola; dubitai molto su la maniera di procacciarmi un simile intento e sul genere di abitazione da preferire, se una caverna sotterranea o una tenda piantata in terra; ed in fine mi risolvei per l’una e l’altra cosa; del che non sarà qui inopportuno il descrivere il modo ed il come.

Non mi bisognò molto a comprendere che il luogo in cui mi trovava non era adatto a porvi stanza, particolarmente perchè situato sopra un terreno basso, paludoso, in vicinanza del mare, e tale che ne credeva l’atmosfera mal sana; più particolarmente poi per non trovarvisi acqua dolce da presso; mi determinai quindi a cercare un terreno più salubre e più convenevole al caso mio.

Postomi a considerare su le molte cose che mi sarebbero state indispensabili nella mia posizione, trovai esser queste primieramente salute e acqua dolce in vicinanza, come ho già detto; secondo, un ricovero contro all’ardore del sole, inaccessibile in oltre ad ogni sorta di viventi voraci, fossero questi uomini o bestie; finalmente la vista del mare, affinchè se Dio mi avesse mandato a veggente un vascello, io non avessi perduto ogni possibilità di liberarmi di lì, speranza che io non sapeva risolvermi a sbandire dalla mia mente.

Datomi a cercare questo terreno, trovai una piccola pianura posta a fianco di un erto poggio, che le stava di rincontro presentando un piano inclinato simile al tetto di una casa, affinchè nulla che cadesse dalla sommità del monte poteva venirmi sopra la testa. In oltre sotto questa specie di tetto vedevasi una cavità simile ad un piccolo andito o ingresso della porta di una cantina; ma quivi realmente non si trovava nè caverna nè via di sorta alcuna aperta nei piede del monte.