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terra, terminando in punta; i due filari distavano circa sei pollici l’uno dall’altro.

Pigliati allora i pezzi di gomona apparecchiatimi nel vascello, li collocai un sopra l’altro entro lo spazio lasciato vuoto dai due filari ch’io empiei sino alla cima; indi piantai nell’interno altri pali alti circa due piedi e mezzo, che s’appoggiavano e prestavano uffizio come di contrafforte alla barriera già fabbricata; barriera sì gagliarda che nè uomo nè animale poteva penetrarvi od oltrepassarla. Ciò costommi grande tempo e fatica, massimamente avendo io dovuto tagliar le pertiche ne’ boschi, condurle sul luogo e conficcarle nel terreno.

Non si entrava qui da porta alcuna, ma bensì per mezzo di una specie di scala con cui si arrivava alla cima della palizzata, e ch’io dopo essere entrato mi tirava dentro; mercè i quali espedienti credutomi abbastanza munito e afforzato contro di qualunque assalitore, dormii tranquilli i miei sonni la notte, ciò che non avrei fatto altrimenti, benchè mi sia accorto in progresso non esservi bisogno di tutte queste cautele contro al genere di nemici ch’io paventava.

Entro questo mio castello o fortezza trasportai con immensa fatica tutte le mie ricchezze, provvigioni, munizioni e vettovaglie che vi ho già precedentemente descritte; poi mi feci un’ampia tenda che a fine di ripararmi dalle piogge, qui violentissime per un’intera parte dell’anno, fabbricai in doppio, composta cioè d’una più picciola tenda interna e d’un’altra più forte che le stava di sopra, il tutto in oltre coperto da una grandissima tela cerata ch’io mi avea posto a parte nel fare incetta di vele.

Allora cessai per qualche tempo di coricarmi nel primo letto che m’avea portato meco alla spiaggia; e gli preferii un letto pensile che da vero era eccellente, siccome quello che appartenne in passato all’aiutante del capitano del vascello.

Sol dopo avere trasportate in questa tenda tutte le mie provvigioni, e quelle prima delle altre che l’umidità potea danneggiare, chiusi l’ingresso della tenda stessa che fin qui era rimasto aperto, e di lì in poi mi giovai per passare e ripassare della corta scala che ho nominata.

Compiuto tutto ciò, cominciai ad aprirmi una via entro al dirupo, e trasportando quanta terra e pietre scavai nell’interno della mia tenda, le collocai a guisa di uno sterrato che innalzò di circa un piede e mezzo il pavimento; così venni ad aprirmi dietro la mia