Pagina:Copernico - Poemetto Astronomico.djvu/14

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(XIII.)




225Fra i Tropici, divenne illustre albergo
D’Uomin non pur, ma d’Animali ancora.
Colà il Nemeo Leon con ignea giuba
Fiammeggiava; colà quel bianco Toro
Lussurioso rapitor d’Europa;
230E di Frisso il Monton, qual portò in mare
Elle, che diede all’Ellesponto il nome;
E i Pesci abbandonando i fiumi, e i laghi
Guizzarono del Ciel nell’acque azzurre,
Che Dio sospese già nel Firmamento
235Ne i giorni antichi, in cui saggio divise
L’acque dall’acque allor ch’Ei fece il Mondo.
Cotesti Semidei, coteste Belve,
Che a certo tempo, e in certo loco il Sole
Visita, e avviva col fecondo raggio
240Furno creduti oprar mirandi effetti
Nella materia del terrestre Globo.
Nè il sol Zodiaco fu abitato e colto
Da’ chiari Cittadin colà traslati;
Ma dentro i muri d’Opalo, e Zaffiro,
245Che vallano l’eccelsa ottava Sfera,
Condussero i Poeti alzati a volo
Nobil Colonia di micanti Spirti.
Ercole, Perseo, Cassiopeja Andromeda,


Ceseo