Pagina:Copernico - Poemetto Astronomico.djvu/25

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(XXIV.)




490O, se a Te piace più rapir mio Spirto
In vision’ estatica, e mostrarmi
Nel sopor di quiete alma e tranquilla
I bei Pianeti, e le gemmate stelle,
Deh fa, che nel tuo sen dolce ondeggiante
495Io m’addormenti, e co i tuoi lunghi e neri
Capei lucenti mi fa un vel su gli occhj,
E con la bianca man fresca e rosata
Da me tien lunge li profani sogni,
Mentr’io del Cielo la sciza imparo.
500Io sul tuo dilicato, e casto petto
Supin giacendo, se le sacre stelle
Non vedrò, che Giovanni in Patmos vide,
Che simbolo eran delle Chiese d’Asia
Efeso, e Smirna, e Pergamo, e Tiarite,
505E Sardi, e Filadelfia, e Laodicèa,
Altre stelle vedrò, che allumò Dio
Nel Cielo a rischiarar la notte, e il giorno;
Altre stelle vedrò, che la tua fronte
Scintillan più di Venere, e di Giove,
510Con negra insieme, ed albeggiante luce;
E le reliquie bandirò dal Mondo
Dell’ignoranza, che i Pianeti adora;
Qual malgrado Democrito, Epicuro,


Che