Pagina:Copernico - Poemetto Astronomico.djvu/34

Da Wikisource.

(XXXIII.)




Al venereo piacer dolce anelando
Lottano insieme vigorosi ignudi
Nelle vie, nelle piazze, e nei delubri.
Son vergogna, e rossore ignote voci,
710Come nel Paradiso un di terrestre,
E di Saturno nel governo santo.
Vanno scoperti, e senza bende, e veli,
E sol talvolta a quelle parti, dove
Sta della vita, e dei diletti il fonte,
715Fann’ombra d’un bel nastro, o d’un bel fiore,
Per modestia non già, ma sol par vezzo.
Par che Natura per umor bizarro
Istrumenti, ed ordigni abbia lor dato
A saziarsi ne i lascivi sfoghi:
720Son tutti Ermafroditi, han doppio il sesso,
Quai si fingono i Dei, fanno a vicenda
Le incombenze di Moglie, e di Marito
Nella Venere alterna istrutti, e dotti;
Nè invecchian mai, nè mai son lassi; e quando
725In essi langue la metà maschile,
La femminea riman non sazia, o stanca;
E qual Tiresia, giudicar pon tutti,
Che il piacer delle Donne avanza quello
Dell’Uom, sebbene stan ritrose e schive,


e Dissi-