Pagina:Copernico - Poemetto Astronomico.djvu/46

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( LXV.)




970Sprezzan musiche, e bagni, e danze, e amori,
E lor delizie son le stragi, e il sangue,
E i carri Trionfali, e le catene,
Che traggon dietro i Prigionieri, e i Vinti.
Obes fra loro saria un Nume, un Dio,
975E i scritti suoi foran Vangeli, l’Oracoli,
Mentre s’avvera tra quel Popol fiero
Lo stato di battaglia, e di tumulto.
E’ finzion, che il Dio de’ Traci, e Sciti
Su spumante Caval soffiante foco
980In quel Cielo si stia con l’asta in mano,
E con l’elmo crestato, e con lo scudo,
Che sparge intorno sanguinosa luce;
E che disponga gli animi alle pugne,
Che nascon sotto i rai della sua stella.
985Non Satelliti, e non Palanfrenieri
Ha quest’Astro; e notturni, e scintillanti
Fosfori sono i suoi Scudieri, e i Paggi,
Che rischiarando le tenebre, e l’ombre
Portano intorno a lui fiaccole, e torchi,
990E accendon ciocche, lampade, e lumiere
Per tutti i monti, e le colline tutte,
Che son pregne, nudrite, ed inzuppate
Della luce del Sol sparito, e spento.


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