Pagina:Copernico - Poemetto Astronomico.djvu/9

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(VIII.)




105E all’altro Tolomeo vile, ed ingrato
Tagliar fè in mare l’onorata testa;
E Giulio, Giulio nella Curia stessa
Dittatore, e Sovran in mezzo ai suoi
Senatori spirò l’Anima grande,
110Nanzi alla Statua di Pompeo, traffitto
Dai congiurati, e dal pugnal di Bruto,
Dicendo: ancora tu, Bruto mio figlio?
Da ciò dovea vedersi aperta, e chiara
La vanità delle natali stelle,
115Che piovan sovra i parti i varj influssi,
Dal Cielo a saettar presa la mira
Or con propizj, or con maligni raggi
Gli alvi materni, e le vaggenti culle,
E la bugìa de gli indovini Assirj.
120Ma non sò già per qual Fortuna, o Fato,
O toleranza de i superni Numi,
Gli Uomin sebbene d’intelletto, e mente
Da i Dei provisti, e di ragione armati,
Furon sempre ingannati, e dai più furbi,
125E dai più forti, qual stolido Gregge
Tonsi, munti, e scuojati,; ed infelice
Vittima ognor saran dell’Impostura;
La qual con lingua sapiente, e santa,


Ma