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Parlò più da poeta che da istorico ed anche da oratore il Guglielmini, quando disse che al principio del secolo xiii le scienze matematiche erano ancora ignote in Europa, o vi eran perite sette secoli prima con Boezio[1]. Non crebbero, è vero, quelle scienze dopo Boezio: ma lungi dal perire con lui, gli sopravvissero per opera in gran parte di lui medesimo; perchè nei suoi scritti corsero ad attingerle i posteri. Avendo egli diviso in quattro rami le matematiche, secondo il diverso rispetto in che esse riguardano la quantità, venne così a determinare quel quadrivio che per tutto il Medio Evo costituì il corso superiore degli studj per chi ambiva fama di dotto, nè ottener la poteva se non apprendendo Aritmetica, Geometria, Musica e Astronomia [2]. Alle quali non si perveniva senza aver prima



  1. Guglielmini. Elogio di Lionardo Pisano. Bologna 1813, Lucchesini. n. 7 pag. 11.
  2. Prendo da uno scritto, che per mio piacere feci intorno a Boezio, e starà forse inedito sempre, ciò che ivi desunsi dalla sua Aritmetica, in ordine alla distinzione di que’ quattro rami delle Matematiche, giusta le idee di lui. = La quantità discreta o è considerata per se, come 2, 3 o qualsivoglia altro numero; ovvero non può stare da se, ma deve essere riferita ad altro, come il doppio, la metà. La quantità continua poi o è ferma e priva di moto, ovvero è mossa da incessante rotazione. E questi sono gli oggetti di quattro scienze: l’Aritmetica che specula la quantità discreta stante per se; la Musica che tratta della quantità discreta riferita ad altro; la Geometria che si occupa delle grandezze immobili; e l’Astronomia, che si rivendica la scienza della grandezza mobile. Delle quali quattro parti chi sia mancante, egli non può trovare il vero: e senza tale speculazione della verità nessuno può essere sapiente. E chi le sprezza, cioè dispregia queste quattro strade della sapienza, io gli denunzio che non può rettamente filosofare. Imperocchè Filosofia è Amor di Sapienza,