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numenti cui consultare»[1]. E intendo altresì che non s’abbia a confondere insieme, quasi una sola cosa esser debbano, l’incremento della scienza per opera di chi si fa autore di nuovi trovati, o se non altro di nuovi libri, con la conservazione e la comunicazione della scienza preesistente, al che basta studiare i libri che già vi sono.

Del resto, de’ libri che forse anche allora furono composti ne’ monasteri per istruzione de’ giovani monaci, chi può calcolare quanti ne siano iti in dispersione, e chi può accertare che, cercandoli, non sia possibile di ritrovarne pur ora? Certo che se la scienza, o almeno una qualche cognizione del Computo era voluta negli ecclesiastici, doveasi avere alcun libro che ne trattasse, e nel quale si ponesse studio [2]. Ma avventuratamente io qui non mi trovo ridotto a sole congetture, e induzioni di raziocinio: imperocchè posso indicare nell’Archivio di Monte Cassino un libro almeno di tal materia composto ne’ primi anni del secolo ix. E perchè questo scritto era stato finquì al tutto sconosciuto, credo cosa molto opportuna di pubblicare la



  1. Ivi Lib. ii. Cap. 4 n. 1. — E il Muratori: «Sed quando supra vidimus, ne barbaricis quidem temporibus omnino excidisse studia Arithmeticae, Geometriae et Astronomiae, repeto nunc etc.» (Antiq. Ital. Diss. 44 col. 201 Ed. Aret.) — Nè poteano al tutto essere abimati gli studj se da Roma Carlo Magno per la seconda volta (iterum) condusse in Francia Artis Grammaticae et Computatoriae Magistros (ib. Diss. 43 col. 482.).
  2. “... Mentre languiva la Cronologia storica, con zelo si conservava la computistica. Per legge de’ Sacri Canoni nessuno poteva esser promosso a’ sacri ordini senza prima applicarsi allo studio del Computo, come dimostra con molti documenti il Ducange.” Fabriani. Sopra i beneficj recati dagli Ecclesiastici alle Scienze. Cap. 7 pag. 127.