Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/16

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bella descrizione ed illustrazione di quel Codice, che io debbo alla dotta gentilezza del P. D. Sebastiano Kalafati, il quale per me ne fu pregato da questo degnissimo Abbate del modenese monastero di S. Pietro Rev[erendissi]mo D. Arsenio Rosset-Casel. Se non che per non interrompere il filo di questo storico ragionamento, la porrò in fine come Appendice.

A’ primi anni del secolo ix, e per poco quasi all’anno medesimo in che fu scritto il libro de Calculatione di Monte Cassino, appartiene ancora un Calendario conservato nell’opera della Cattedrale di Firenze, pubblicato ed illustrato dallo Ximenes, e menzionato dal Tiraboschi [1], dove «si osservano tracce sì belle di osservazioni astronomiche, che è veramente da ammirare come mai in un secolo sì caliginoso si giugnesse a questa chiarezza. Imperocchè si vede da esso manifestamente, che in Firenze fino dal secolo ix già si erano accorti della spostamento de’ punti equinoziali e solstiziali sofferto dal Concilio Niceno sino a quel tempo nel Calendario Giuliano, che allora la Chiesa seguiva. Nè ciò si arguisce per qualche dubbiosa congettura, ma apparisce manifestamente da quattro passi dello stesso Calendario....»[2].

Stabilito così colla ragione e col fatto che se le scienze decaddero, ed ahi quanto! in Italia, non vi perirono mai, passiamo innanzi finchè ci sia dato incontrare un uomo veramente insigne e preclaro: perchè le ricerche storiche vogliono nomi e fatti. E quell’uomo straordinario ci si presenta in Gerberto. Del quale se io qui parlerò, non sarà per rapire alla Francia una gloria di



  1. Storia della Letter. Ital. Tom. iii. Lib. iii. Cap. 4. n. 7.
  2. Introd. storica al Gnomone Fiorentino part. i. §. 3 pag. iv. e seg. e pag. cxvii. e seg.