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Platone da Tivoli si fa conoscere non solo versato nelle scienze, ma colto nelle lingue. [1]

Non si sa nulla delle vicende della sua vita. Solo il suo nome e i suoi lavori sonosi conservati. Questi sono le traduzioni dall’ebraico dell’accennato Trattato Geodetico del Savasorda o Savosorda, che si debba dire; e le traduzioni dall’arabo di altro trattato d’Astronomia d’Albategno, di quello degli Sferici di Teodosio da Tripoli, che ho accennato di sopra colle parole del Tiraboschi, d’un’operetta astrologica di Almansor o Almeone, del Tetrabiblon di Claudio Tolomeo, d’altro libro sopra le rivoluzioni delle natività di certo Alkasem,



  1. «Dalle parole embas embadus, e da altre tecniche siffatte, che s’incontrano nell’Epilogo di Savosorda, la Geodosia di lui appare cosa greca tradotta o presa dagli Arabi che l’aveano tradotta e che furono i maestri degli Ebrei: quando mai Platone traducendo Savosorda non avesse siffatte parole tradotto dall’Ebraico in greche parole piuttosto che in latine; poichè si dimostra non solo versato nelle scienze, ma nelle lingue coltissimo.» Così il Guglielmini nella nota xx all’Elogio di Lionardo Pisano.
         Opposto giudizio ne formò l’inglese Edmondo Halley, il quale disse il Tiburtino neque linguarum satis sciens, neque Astronomica disciplina instructus, e fu seguito dal Bailly. Ma sebbene contrarii sono forse conciliabili questi giudizj, perchè nel proferirli il dotto italiano seppe, come era giusto, riferirsi al tempo in che visse Platone di Tivoli. E i dotti inglesi e francesi vollero riguardarlo quasi fosse loro coetaneo, giudicandone il valore alla stregua di quanto si poteva pretendere nello stato delle lettere e delle scienze a’ giorni loro. Più accettevole, perchè più equo, è il modo con che ne parla invece il Delambre «C’est là ce qu’on entrevoit dans le latin barbare de Plato Tyburtinus, à qui nous avons l’obligation de ce livre precieux (d’Albategno), dont l’original n’existe plus, à moins qu’il ne se trouve à la Bibliothèque de l’Escurial."

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