Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/28

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Gherardo trovata in un Codice Vaticano, malamente letta, avea fatto sostenere agli scrittori del Giornale de’ Letterati d’Italia, di Venezia, che egli fosse spagnuolo; e il Tiraboschi non dubitando della lezione, si restrinse a far vedere che si dovea diversamente interpretarla. Ma ora meglio osservata, e recata in un esatto fac simile, quella iscrizione conferma ben chiaramente che Gherardo fu di Cremona, leggendovisi

Hunc sine consimili genuisse Cremona superbit,

e non già, come era stato letto,

Hunc sine consilio genuisse Cremona superbit.

Questo Gherardo ebbe vita abbastanza lunga, essendo morto di 73 anni nel 1187, ovvero nel 1184, secondo che si voglia tenere per giusta la diversa indicazione che in due diversi Codici Vaticani s’incontra. Ma la data del 1187 pare la più probabile, perchè anche nella Cronaca di Francesco Pipino, domenicano, si trova scritto che Gerardus Lombardus, natione Cremonensis, magnus linguae arabicae translator, imperante Friderico, anno scilicet Domini mclxxxvii, qui fuit Imperii ejusdem Friderici xxxiv, vita defungitur. Fu uomo di molto studio, e di molta virtù, costante nella prospera e nell’avversa fortuna. Datosi da’ primi anni alla filosofia, ed appreso quanto potè dai libri allora conosciuti presso i latini, desiderò conoscere ancora l’Almagesto. E recatosi nelle Spagne a Toledo ove colle scienze loro fiorivano gli arabi, ne apprese la lingua, e si addentrò nello studio delle opere loro scientifiche. Ma più che il proprio gusto nell’imparare, cercò ed amò l’utilità degli studiosi, e tutto si consacrò a tradurre libri di scienza. Umile tanto e sprezzante della propria gloria,



delle Belle Arti (Dagli Atti della Accad. Pont. de’ Nuovi Lincei Anno iv. Sessione vii del 27 giugno 1851.)