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che in altri tempi S. Tommaso sarebbe stato un Cartesio»[1]. Se non che parmi che bene assai il detto del Fontenelle fosse corretto da Giovanni Pindemonte nel magnifico Elogio che di S. Tommaso recitò all’Accademia d’Este, dicendo: «Io però son d’avviso con buona pace del leggiadrissimo Fontenelle, che a se Tommaso ritrovato si fosse nelle combinazioni medesime di Cartesio, stato sarebbe meno immaginoso e più ragionato; nè avrebbe già egli del sistema dell’universo fatto un poema»[2].

Mi spiccierò brevemente di Guido Bonatti, del quale per ciò che possa interessare la curiosità de’ non matematici basta bene ciò che ne scrisse il Tiraboschi [3], e chi desideri di più, anzi tutto quello che sia forse possibile saperne adesso, consulti ciò che ne ha scritto il Principe Boncompagni [4]. Il meglio che se ne potesse dire è, che «i decem tractatus astronomiae del Bonatti, benchè siano pieni degli errori dell’astrologia giudiziaria che al suo tempo era molto in credito, e che poscia gli fece acquistare il titolo di Principe degli astrologhi, tuttavia contengono, come avverte il P. Ximenes, pregevoli nozioni di soda astronomia" [5].

Può essere che in questi delirj egli fosse più ingan-



  1. Stor. della Letter. Ital. Tom. iv. Lib. ii. cap. 2 n. 7 e 8.
  2. Orazione in lode di San Tommaso d’Aquino. Verona, 1809, Gambaretti e C.° pag. 27.
  3. Stor. delle Lett. Ital. Tom. iv. Lib. ii. cap. 2 n. 14 — 19.
  4. Della vita e delle Opere di Guido Bonatti Astrologo ed Astronomo del Secolo xiii. Notizie raccolte da B. Boncompagni. Roma, 1851 Tip. delle Belle Arti. (Dal Giornale Arcadico Tomi cxxii. cxxiii, cxxiv.)
  5. Boncompagni op. cit. pag. 77.