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nato che ingannatore: e che procedesse con una tal qual buona fede, lo persuadono quasi le devote aspirazioni che egli preponeva a’ suoi scritti. Ed invero in un Codice appartenente al lodato Princ. Boncompagni un trattato del Bonatti comincia così:

Assit ad inceptum Sancta Maria meum,

e dopo il titolo si legge: In nomine Domini nostri Jhesu Christi misericordis et pij veri dei et verj hominis: cui non est par neque consimilis nec esse potest. E non havvi ragione di tenerlo per ipocrita. Ma l’animosità sua contro frate Giovanni da Schio di Vicenza, e in genere contro i frati, che predicavano sopra la vanità dell’astrologia giudiziaria [1], fanno sospettare che oltre l’amore della pretesa sua scienza, molto in lui potesse l’amor del denaro che ne ricavava e l’ambizione degli onori che ne otteneva. E non parmi gli si faccia gran torto a riputarlo impostore.

Scrisse molto, e con tal chiarezza che parve aver voluto insegnare l’astrologia persino alle donne; viaggiò inoltre sino in Arabia, per tacere di altro viaggio a Parigi. Fu creduto che nell’ultima sua età mutasse in meglio sua vita, e si facesse anzi frate francescano: ma più probabile è che questa credenza abbia avuto principio da un equivoco; perchè fu il Conte di Montefeltro, cui egli serviva, che dopo la morte di lui abbandonò il mondo pel chiostro.

Firenze e Forlì sonosi conteso l’onore d’averlo dato al mondo. Giovanni Villani lasciò scritto che Guido fu di Cascia, e che per torti ricevuti, ripudiò la patria, e recatosi a Forlì, volle poi sempre appellarsi forlivese. Ma egli non lasciò ne’ suoi scritti nessun cenno di tali



  1. Tiraboschi Stor. della Letter. Ital. Tomo iv. Lib. ii. cap. 2 n. 17 e cap. 4 n. 4.