Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/39

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hanno trovato estimatori più equi ed amorevoli, in proporzione della cura che è stata posta nelle opere sue, presso chiunque si è fatto a studiare gl’inizj e i primi passi della scienza, e grato alle prime fatiche di chi piantò il seme e ne curò il germogliamento, non ha la pretesa che dalle prime radici della tenera pianta dovessero spuntare immediatamente i frutti perfetti dell’albero adulto. Anzi i suoi meriti sono stati pregiati in proporzione della cognizione che se ne è avuta, la quale ora soltanto è veramente piena, e può essere generale, per la pubblicazione per la prima volta intrapresane dall’egregio Principe Boncompagni.

E per dire alcuna cosa dei meriti di Leonardo, e della estimazione avutane dagli eruditi, cominciamo dal vedere come ne scrivesse il Tiraboschi, il quale bene è giusto nominare innanzi a chiunque altro, ove si tratti di glorie letterarie e scientifiche italiane. Egli dice adunque così: «Tra i Matematici di questo secolo (xiii) dee annoverarsi principalmente Leonardo Fibonacci, ossia figliuol di Bonaccio, di patria pisano; perciocchè a lui si attribuisce la lode di avere prima d’ogni altro portati in Italia al principio del secolo stesso i numeri detti arabici, o com’egli li dice, numeri indiani.» [1] E segue assai brevemente parlando degli studj di Leonardo, ed accenna le fonti onde attinse le notizie che reca, e sono lo Zaccaria, che stampò l’indice de’ Capitoli dell’Aritmetica del Fibonacci, e Giovanni Targioni Tozzetti, che ne scelse parecchie belle e importanti notizie. Accenna poi che il Targioni mostra che Leonardo fa uso non sol del nome, ma delle note e delle regole dell’Algebra.

Se la scarsità di ciò che scrive il Tiraboschi fa vedere



  1. Stor. della Letter. Ital. Tom. iv lib. ii cap. 2 n. 10.