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degl’indiani, da lui appreso nelle coste d’Affrica, è cosa incontrastabile e perchè egli medesimo lo racconta e perchè lo mostra la maniera con che spiega le regole della numerazione. Imperocchè, assumendo come cognita a tutti la notazione dei numeri colle lettere romane, si vale del confronto di queste per ispiegare la diversa notazione colle cifre che egli adoprava, e voleva comunicare agli europei[1] affinchè la gente latina non ne rimanesse più priva siccome era fino allora.[2]



  1. Ecco un tratto della spiegazione che dà Leonardo circa l’uso delle cifre. = Et ut hoc quod dictum est lucidius declarescat, ipsum cum figuris (le cifre) ostendatur.... Si figura quaternarii fuerit in primo (gradu), et unitatis in secundo sic 14, nimirum .xiiij. denotabunt; vel si figura unitatis fuerit in primo, et quaternarij in secundo sic 41, denotabunt xli..... Cum quattuor namque (figuris) a mille usque in decem milia, ut in sequenti cum figuris numeris super notatis ostenditur.
    Veratti-tabella.jpg
    (Liber Abaci. Cap. 1 pag. 3)

    È ben notevole che Leonardo tenga la parola numeri per denotare le quantità significate colle lettere romane, chiamando figure le quantità medesime significate colle nuove cifre, le quali così non formavano il numero, ma lo rappresentavano o figuravano. — Se negli altri esempj non si vede adoprata la notazione romana per far capire al lettore il valore delle combinazioni di cifre 37 e 73 ed altre, ciò forse è da attribuire all’amanuense che ricopiava il Codice quando l’uso delle cifre non era più una novità. Ma Leonardo, in questo capitolo, avrà sempre spiegato l’ignoto che volea insegnare con quella notazione che era già cognita a’ suoi lettori. Appunto come ora, cangiate le sorti, si fa capire la notazione romana contrapponendole l’equivalente nelle cifre notissime.

  2. ".... Ut... hanc scientiam appetentes instruantur, et gens