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gendone che in seguito ha raccolte.[1] E tale è la copia e l’importanza delle cose già da lui colle estese sue investigazioni trovate e pubblicate, che soltanto da lui è possibile sperare che sia per ottenere l’Italia notizie ulteriori. Certo che se dopo tante e tali ricerche rimangono nascosti documenti e scritti di Leonardo, è ben possibile che siano poi rinvenuti per beneficio di sorte, ma non che siano scoperti per diligenza d’uomo.

Io non mi tratterrò a discorrere de’ meriti matematici di Leonardo quanto sarebbe pur loro dovuto, perchè non voglio escire dai confini di un breve e rapido commentario. Ma giovi almeno accennare colle gravi parole d’un dotto critico, che «Leonardo Fibonacci da Pisa non solo a’ suoi tempi ebbe fama di valentissimo matematico, ma per quasi tre secoli dopo non trovò a chi lo superasse, e anche ai dì nostri, dopo tanto progredire che han fatto le teorie del calcolo, riscuote a buon dritto dai dotti ammirazione e gratitudine, sia per la parte principalissima ch’egli ebbe nel trapiantare in Europa la scienza d’Euclide e di Diofanto campata per man degli Arabi dal naufragio della barbarie, come pei molti e bei trovati ond’egli l’arricchì, la dilatò, la crebbe e le diè il primo slancio di vita.»[2]



  1. Intorno ad alcune Opere di Leonardo Pisano... Roma 1854 pag. iii e iv. Precedentemente nel 1851 altre ricerche del Boncompagni intorno al medesimo subbietto erano state da lui pubblicate negli Atti de’ Nuovi Lincei.
  2. Civ. Cattol. Ser. 2 Vol. XI pag. 457. La menzione qui fatta di Diofanto, è da prendere in senso più tosto oratorio che storico: sembrando assai concludenti le ragioni per le quali il Cossali fu d’avviso non avere Leonardo conosciuta l’opera di Diofanto (V. la sua Storia Critica dell’origine, trasporto in Italia e primi progressi in essa dell’Algebra, Tom. i p. 167 e seg.).