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Il Targioni Tozzetti avea esaminato troppo leggermente il Codice del Liber Abbaci, e per ciò scrisse trovarvisi fatto uso non sol del nome ma dei segni e delle regole dell’Algebra. [1]Il comodo della notazione algebrica è assai posteriore: «ma a dire ingenuo le lettere non sono ivi solitarie ed in quel senso astratto nel quale noi le adoperiamo, ma riferite ed annesse alle linee.... Si può dire il metodo di Leonardo una sorta di analisi speciosa lineare, e se resta ne’ pregi e ne’ vantaggi inferiore alla speciosa analisi letterale odierna, riesce certamente superiore di molto ad una semplice analisi numerica, prestando ajuto alla fantasia, spargendo lume sul computo e dandogli una certa generalità. Le rappresentazioni delle note ed ignote quantità per linee sono simboli indeterminati, il calcolo su di essi guidato partecipa della indeterminata estension loro...... Se non è generale il processo, ne è generale lo spirito; se si particolarizza l’atto, non lascia d’esserne assoluta la virtù.»[2]

Ma qui è da notare che il Guglielmini dissente dal Cossali, e lo censura di troppo favoreggiare Fra Luca Pacioli: «il che, soggiunge, non avrebbe fatto, se avesse avuto comodo e tempo da leggere in Firenze (quando visitò la Magliabechiana Biblioteca) la Geometria di Lionardo: poichè avrebbe in questa trovato, come Lionardo tratta la Geometria d’Euclide analiticamente (cosa da Pacioli omessa affatto); e come vi espone l’analisi letterale Vietea, cui Fr. Luca strozzò, e trasferì nell’Aritmetica; perlocchè è accaduto che il Prof. Cossali doni a Paciolì la prima lode d’inventore della Letterale analisi negando di



  1. Targioni Tozzetti. Viaggi per la Toscana Tom. ii pag. 62
  2. Cossali, Origine ecc. Tom. i pag. 37 e 38.