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Memoria, se ne fosso giovato per condurre a maggior perfezione il metodo da lui semplificato [1].

Porrò fine a questa disamina cercando la ragione filologica per la quale fu dato a que’ numeri, che non sono multipli di nessun altro numero, il nome di primi (πρῶτοι), che non è stato cangiato mai. E sebbene un tratto di Boezio potesse far sospettare che fossero appellati così, perché essi non hanno altre parti aliquote fuor di quella che prende nome da essi: come il 3 nel quale si ha dei terzi, il 5 dove



  1. Ecco la nota sua a Nicomaco segnata (p) = Nempe series numerorum imparium 3, 5, 7, 9, etc. infinite protensa cum numeros impares universos contineat, imparis cujusvis multiplices omnes impares necessario complectitur. Esto igitur n numerus quilibet impar. In serie 3, 5, 7, etc. infinite protensa habes numeros omnes n × 3, n × 5, n × 7, etc. Et cum seriei ea Lex sit et Conditio, ut naturali ordine numeri impares sequantur, et minor omnis numerus majorem praecedat, fieri nequit, quin multiplices numeri n eum inter se ordinem servent, ut minor quisque majorem praecedat. Primus igitur erit n × 3, secundus n × 5, tertius n × 7, et universim, n × m eum habiturus est, inter multiplices, locum, quem numerus m in serie. =
    Assai belle ed opportune sono in generale le note dell’Horsley per ridurre a buona lezione, ora coll’ajuto de’ Mss. ed ora col mezzo di critiche congetture, i testi di Nicomaco e di Boezio. E la lode che perciò egli merita sarebbe più pura, se meno arrogante e presuntoso si fosse mostrato nella Memoria che ho abbreviata e disaminata in questo mio scritto.
    In una delle sue note a Boezio, parmi essere alquanto corriva e intemperante la sua critica. Boezio scrive: «.... Modum autem mensionis, secundum ordinem collocatorum, ipsa series dabit. Nam primus quem numerat, secundum primum numerat, idest secundum se; et secundum primus quem numerat, per secundum numerat, et tertium per tertium, et quartum item per quartum....»
    L’Horsley annota: «Pro numerat mallem in utroque loco metitur, ut aliud sit numerare aliud metiri, et sensus sit. «That which the first number [of the Series] counts the first [of its multiples], it measures by the first [of the Series], i. e. by itself. That which it counts the second [of its multiples], it measures by the second [number in the Series].» Sic enim infra legimus de Numero ordine secundo «primum quem numerat secundum primum metitur
    Io non posso convenire con lui nella correzione che propone al testo. Imperocchè nel linguaggio di Boezio sono perfetti sinonimi numerare e metiri: ed egli li va alternando per non istancare l’orecchio colla nojosa ripetizione dell’identico vocabolo. Oltre il fatto d’averli adoprati promiscuamente nell’opera sua, Boezio s’è preso egli medesimo il pensiero d’accertare i lettori di tale sinonimia, scrivendo: «Idem autem dico numerat quod metitur» (Lib. I, cap. 19).