Pagina:Del vaglio d'Eratostene.djvu/6

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fonda sopra la pratica impossibilità di formare una Tavola conforme al suggerimento di Nicomaco, si presenta con un valore obbiettivo. Le altre due sono per così dire ragioni subbiettive: ed inoltre son tali che solo potrebbero valere ove si quistionasse se il metodo esposto da Nicomaco fosse o no degno d’un ingegno felice ed acuto.

Ma finchè si cerchi solo il fatto storico se il metodo di Eratostene fosse quale ci è stato narrato da Nicomaco e da Boezio, affatto inutile è la ricerca se esso sia il metodo più semplice e più commendevole. In tutte le cose e in tutte le scoperte il massimo della semplicità e dell’eleganza, raro è che si trovi di primo slancio. E il facile est inventis addere si verifica ancora qui.

Si cerca storicamente qual fosse il metodo inventato da Eratostene: e se Eratostene diè il nome di Vaglio ad un metodo che poteva servire al raggiungimento di due fini, cioè a trovare non solo i numeri assolutamente primi, ma ancora quelli primi relativamente. Che se, per servire a questo doppio oggetto, il metodo riesce più complicato e laborioso di quello che occorrerebbe per raggiungere un solo scopo; e se potevasi senza danno trascurare uno di questi fini, per conseguire il quale si aveano altri mezzi; ciò vorrà dire soltanto che si potea semplificare l’invenzione d’Eratostene. E la lode d’averla condotta a maggiore semplicità, è giustamente meritata dall’Horsley.

Ma se poi si cerchi quale fu precisamente il metodo che Eratostene escogitò e fece di pubblica ragione, trattandosi di cosa di fatto, pare che si debba cercare prima di tutto nelle antiche memorie; e che un documento antico, e un’antica tradizione, abbiano (nella mancanza di un apposito scritto di Eratostene) maggior valore che non tutti i raziocinii metafisici.

Ora la notizia del Vaglio di Eratostene fu tramandata ai posteri unicamente da Nicomaco e da Boezio: ed entrambi raccontano che esso serviva a quel doppio uso. — Lecito