Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/18

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forma: O mio Signore, non è davvero equo né ragionevole, che gli Ateniesi, i quali fecero tanto male ai Persiani, non abbiano il giusto merito della loro tristizia. Ma per ora non ti distrarre già dall’opera cominciata, e conduci pare a buon termine quello che hai per le mani. Domata però che sia l’egiziana insolenza, rivolgi senza più le tue armi contro di Atene; sia al fine di acquistare buona riputazione fra gli uomini, sia perchè ognuno si guardi bene di entrar quinc’innanzi ostilmente nei tuoi domini. E finquì il discorso toccava le fibre del risentimento e della vendetta: ma Mardonio anche altre considerazioni c’intrometteva. E lodava la bellezza unica dell’Europa; la sua meravigliosa feracità in alberi fruttiferi d’ogni specie; i privilegi singolari del suolo. Conchiudendo, che il re unicamente fra tutti i mortali era degno di possederla.

6. E tutte queste cose diceva Mardonio, spinto dalla sua smania di novità, e mosso anche dal desiderio di divenire esso un giorno il prefetto della Grecia. Gli riuscì infatti, col tempo e coll’insistenza, di vincere la resistenza di Serse, e di farlo agire come voleva; tanto più facilmente, che fu a un dato punto sorretto da altri buoni amminicoli in quest’opera di persuasione. Perchè da una parte erano giunti dalla Tessaglia dei messaggeri degli Alevadi (stirpe regnatrice nei Tessali) (1) con commissione d’invitare il re ad entrare nell’Eliade, e di promettere ogni aiuto possibile all’impresa; e dall’altro lato quei Pisistratidi, che erano pur essi in quel torno capitati a Susa, non solo tentavano l’animo del re cogli argomenti medesimi usati dagli Alevadi; ma più gagliardamente ancora attorniavano e premevano Serse, con-