Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/26

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lo crederai ben fatto, e che avrai teco stesso ponderata maturamente ogni cosa; potrai mettere di bel nuovo in consulta quei partiti che ti parranno migliori. Imperocché io riconosco sempre un sommo guadagno in una calcolata e retta estimazione delle cose. E quantunque alla giustezza delle previsioni alcuna volta non corrispondano i fatti, non ne resta perciò menomamente alterata la bontà intrinseca dei formati giudizi; ma dovremo solamente concludere, che anche i migliori giudizi soggiaciono non di rado al ludibrio della fortuna. E poniamo che un pessimo consiglio sia seguitato da felici successi, l’uomo potrà rallegrarsi della buona ventura, non ce n’è dubbio; ma la magagna del pessimo consiglio resta la stessa. Guarda poi attentamente, o mio re, come la divinità scagli di preferenza i suoi fulmini sopra i più grossi animali, non sofferendone la iattanza; e degli animali piccoli non si curi. E guarda inoltre come le saette del cielo vadano per lo più a ferire gli alberi di alto fusto, e gli edifizi che si levano più sublimi. Imperocché la divinità ama di atterrare tutte le altezze superbe: ed è perciò che vediamo tante volte anche un grosso esercito sbarattato e distrutto da pochi armati. Allorché l’invidia celeste mette fra le numerose schiere lo sgomento; allorché le fulmina senza pietà, e le fa cadere in un modo indegnissimo di loro stesse. Perchè, insomma, la divinità non patisce negli uomini certi concepimenti troppo vasti e magnifici, quasi che essi sieno un’usurpazione dei suoi diritti. Il procedere poi troppo affrettato negli umani negozi partorisce errori che per lo più si tirano dietro delle immense sciagure; laddove, camminando con lenta e misurata ponderazione, si ottengono vantaggi, non sempre forse chiari e palpabili al primo tratto, ma che coli’ andare del tempo sogliono ri-