Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/34

Da Wikisource.

— 22 —


che il fantasima lo minacciasse, e che inoltre volesse con un ferro rovente bruciargli gli occhi. Ond’egli, forte gridando, si scagliò dal letto; e andato che fu a sedersi accanto a Serse, e esposti tutti i particolari della visione, seguitò dicendo: Per verità, o mio re, avendo io veduto nel corso delta mia vita molte altezze superbe abbattute da menomi accidenti, non volevo permettere che tu in ogni cosa cedessi alle illusioni dell’età giovanile. E però conoscendo quanto sieno perniciose le immoderate cupidigie, memore della spedizione di Ciro contro i Messageti, conchiusa con esito così funesto; memore della spedizione di Cambise contro gli Etiopi; ed essendo stato compagno di Dario nella sua disgraziata impresa contro gli Sciti; riandando io dico, meco medesimo tutte queste cose insieme, finalmente mi risolvetti, che se tu non ti movevi, saresti stato giudicato beatissimo nell’opinione concorde di tutti gli uomini. Ma posciachè c’è ora di mezzo un’impulsione celeste; e pare che ai Greci sovrasti davvero qualche gran malanno per disposizione divina; anche io mi ricredo, e non dubito più di disdire le antiche idee. Tu, adunque, fa noto ai Persiani i voleri superni; e comanda che riassumano tutti gli apparecchi di guerra già da te precedentemente ordinati. Governati insomma in tal guisa, per il riguardo che merita questa intromissione divina, che dalla parte tua nulla resti a desiderare, Così parlò Artabano a Serse: e, ambidue scossi dalle ricevute visioni, Serse (non appena si fece giorno) comunicò ai Persiani lo stato reale delle cose, e Artabano, che prima si trovava solo a contraddire scopertamente l’impresa ellenica, ora la promoveva senza velami.

19. E quando Serse si era già lasciato indurre a ripi-