Pagina:Dodici monologhi di Gandolin.djvu/11

Da Wikisource.

la paura del coraggio 5


tono in mezzo e mi piantano davanti due coltellacci lunghi così. Il sangue mi va alla testa, alzo il braccio e sparo. Mica volevo ammazzare nessuno: soltanto spaventarli. Invece, che volete! uno cade, urlando; l’altro scappa a precipizio.

Resto lì un momento sbalordito, e poi dàgli anch’io a scappare. Perchè? non saprei dirvelo: fatto è che piglio giù di corsa verso il Politeama.

Finiva giusto il secondo atto. La gente che usciva sente lo sparo, vede uno che scappa col revolver in mano, mi si butta addosso, mi blocca, mi afferra, io casco, mi trascina, mi strappa le vesti, mi tempesta di calci....

C’era, mi ricordo, un gobbaccio maledetto che strillava come una papera: Boia d’un assassino, infame!

Arrivano due carabinieri e la massa urlava: Lassù c’è un morto e l’assassino l’abbiamo agguantato noi.

E intanto il gobbo vigliacco mi dà un pugno sul cappello a cilindro e me lo fa scendere sin qua; sicchè a un tratto divento cieco, muto e sordo; tanto sordo che ho sentito appena una pedata