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     Alfin tornò: terribil giorno e reo!
E a me notte non surse innanzi sera?
Che non avrebbe il figlio di Teseo
Visto di Teseo l’infedel mogliera;
Ma il vidi, e tal che tutto in cor mi feo
Sorger l’incendio con la fiamma intera,
Ah! pur se a me trar lo volesse, o Dei,
Perchè parve sì caro agli occhi miei?

     Da quel dì crude angosce, orridi affanni
Crebbero e sdegni e lagrime dirotte;
Sfogando il duol con innocenti inganni
Notte al giorno chiedea, giorno alla notte;
E carca e sazia di sventure e di anni
Chiamai l’orror de le tartaree grotte,
E strinsi un ferro, ma un altro infelice
M’aperse al guardo della mia nudrice.

     Conobbe il tristo fato, e nel mio petto
Vide l’orrendo inusitato ardore,
Pur men crudo sperando il giovinetto
Dolce lusinga m’instillò nel core,
E Teseo intanto fuor del patrio tetto
Estinto divulgò credulo errore,
Crebbe allor la speranza e mi sostenne
Quando il figlio l’annunzio a dar mi venne.