Pagina:Georgiche.djvu/12

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ta soavità di numero, sempre grato all’orecchio, ma non monotono, e che quasi stromento si contempri ed accordi quant’è possibile, alla minuta e multiplice diversità dei pensieri. Bisognerebbe un lungo trattato per dare un’idea chiara ed estesa di questo stile difficilissimo: a me sol basta d’averlo qui accennato per mettere in diffidenza il comun dei lettori sul genere di piacere, che posson essi aspettarsi, e pretendere da questo libro, onde a torto non cerchino la muscolatura d’un Ercole in una Flora.

Lasciando dunque da parte tutto ciò che riguarda l’original di Virgilio, che non ha certo bisogno nè di apologia, nè di elogio, a due soli articoli mi ristringo, che direttamente appartengono alla traduzione, e sono la fedeltà al testo, e la precision dello stile. Di questi stessi, egli è vero, dovrebbe essere inutile il parlar oltre, tanto son essi ripetuti e discussi e nei precetti dei retori, e nelle prefazioni dei traduttori, se i disparati ed erronei giudicii che tuttodì se ne sentono dalle persone anche colte, non dimostrassero ad evidenza, che le idee che se ne formano, non son nè chiare, nè decise