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di Mecenate comincia il libro secondo che contien sette parti: la diversa o naturale, o artificiale produzion delle piante, la varia specie e coltura delle medesime; dove e in qual terreno ciascuna nasca e prosperi meglio, e a questo proposito si diffonde il poeta su le lodi d’Italia; il modo e l’arte di riconoscere le diverse qualità dei terreni; la coltivazione delle viti; la piantagion degli ulivi; e finalmente l’interessante episodio su la felicità della vita campestre.

Una nuova invocazione di Pale e di Apollo, e l’immaginosa descrizione d’un tempio che ad onore di Cesare promette d’innalzare il poeta su le patrie rive del Mincio, ed una nuova apostrofe a Mecenate consigliator di quest’Opera, aprono il terzo libro che in quattro parti è diviso. Tratta la prima de’ cavalli e de’ buoi; delle pecore la seconda; la terza dei cani; e l’ultima delle malattie e dei rimedii, conchiudendo con la famosa e vivissima descrizion della peste che disertò le Alpi giulie, e le campagne e i pascoli del Timavo.

Dopo una breve esposizion del soggetto a Mecenate, entra Virgilio a parlare delle api