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L’infelice destin, che tutto al peggio
Ruini, e torni declinando indietro.
Come nocchier che in rapida corrente
320Spinge contr’acqua remigando il legno,
Se avvien per poco, che le stanche braccia
Sospenda, o allenti, impetuosa al basso
Già lo trasporta la scorrevol onda.

     D’Arturo inoltre interrogar le stelle,
325E il lucid’Angue, e dei due Capri i giorni
Deve non men l’agricoltor, che il deggia
Chi ritornando a le paterne spiagge
Il ventoso Ellesponto osa, e l’anguste
Foci affrontar de l’ostricoso Abido.
330Quando la notte pareggiando al giorno
La bilancia autunnal divide al mondo
L’ombra e la luce con egual misura,
Allor i buoi d’affaticare è tempo,
Ed il biond’orzo seminar sui campi
335Fino ai confin de l’intrattabil verno,
Tempo allor è di por sotterra il lino,
E il cereal papavero, e a l’aratro
Non perdonar, finchè il terreno asciutto,
E la sospesa in ciel pioggia il permette.
340Di Primavera, allor che il Tauro sorge
L’anno ad aprir co le dorate corna,