Pagina:Gli amori pastorali di Dafni e Cloe.djvu/26

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ragionamento i. 15


andatosi all’antro con lei, si spogliò, e le diede la veste, e la tasca a tenere, baciandola, e ricevendone molti baci;[1] e accostatosi alla fontana i capegli e tutta la persona quivi lavò. Erano i suoi capegli neri e folti, e la persona abbronzatella dal sole; talmente che quel colore potea credersi derivato dall’ombra de’ suoi stessi capegli. In quella occasione Dafni parve bello alla Cloe, che guardavalo fiso; e perchè bello non erale paruto prima, la si credette che questa bellezza dal lavarsi gli fosse venuta. Ne accadde che la Cloe lavandolo giù per le spalle, e sentendosi cedere sotto la mano quelle morbidette carni, di tanto in tanto, in modo che egli non la vedesse, toccava sè stessa per sentire se Dafni fosse più delicato che lei.

Già sendo il sole per tramontare, ricondussero ambidue le greggi alle lor mandre; ma intanto la Cloe grandemente si affliggeva pel desiderio di riveder Dafni a lavarsi. Il giorno seguente, guidate di nuovo le greggi a pascere, e Dafni, sotto l’usata quercia sedutosene, sonava la sampogna guardando le capre, che si giacevano come in orecchio a udire quel suono. Ancora la Cloe sedutagli accanto guardava il branco delle sue pecorelle, ma più assai dava d’occhio a Dafni, che tornò a parerle bello anche quando sonava, e anche allora la si pensò che il suono fosse della bellezza cagione; per lo che, quando ebbe finito Dafni, prese ella subito la sampogna per fare isperienza se mai diventasse bella essa pure. Riuscille finalmente di ridurlo un’altra volta a lavarsi e trattennevisi a vagheggiarlo, e in quel mentre lo volle toccare, e nel lasciarlo, diedegli nuova lode; lode, che era il principio d’Amore. L’effetto che ne provò nel suo core la Cloe fu tutto insolito e nuovo per una fanciullina inesperta, allevata rusticamente in villa, e che il nome d’Amore neanche udì mai. Primieramente la prese una tristezza di spirito grande: non poté più tenere gli occhi a freno davanti a lui, avea sempre in bocca

  1. Qui principia il supplimento ritrovato nel Codice Laurenziano, tradotto da Sebastiano Ciampi.