Pagina:Gli amori pastorali di Dafni e Cloe.djvu/28

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ragionamento i. 17


quanti più dì passavano, tanto più ardeva il suo core, fattosi gabbo di Dafni, come fanciulletto che era, stabilì Dorcone di venire a capo del suo disegno con doni, o con la forza scoperta.

Primieramente presentò a Dafni una sampogna da bifolco di nove canne, legate insieme con cera no, ma con oro; e alla Cloe una bella nebride all’uso delle Baccanti, dipinta come a chiazze di bianco. Da qui, Dafni e la Cloe l’ebbero per amico leale e sincero; ma di Dafni però e’ si curava pochetto, e alla Cloe portava ogni giorno in dono o una morbida caciuola, o una ghirlanda di fiori, o de’ bei pomi maturi. Un giorno donolle anche un lattonzolino nato di fresco; un’altra volta un secchio da mugnere tutto in dorato, e una nidiata di uccelletti salvatici di montagna. Ma la Cloe, che niente intendevasi delle arti di Amore, accettava lietamente tutti que’ doni, tanto più aggradendoli, perchè vedeasi ricca di che presentare il suo Dafni.

Finalmente anche Dafni dovea pur farsi pratico dei nomi e delle arti d’Amore. Un giorno Dorcone venne in lite con lui sul punto della bellezza. Giudice ne fu scelta la Cloe, e il premio a chi vinceva si deliberò che fosse di dare un bacio alla stessa Cloe. Dorcone dunque parlò il primo così: io certamente, o bella fanciulla, sono molto da più di Dafni; che io sono bifolco, ed egli è capraro, e lo supero tanto più, quanto i buoi son dei capri maggiori. Bianco, son quanto il latte; biondo, come la messe matura; e non ebbi mica per balia una belva, ma bensì la mia buona mamma. Vedi là costui come egli è piccolo della persona, qual feminella sbarbato, e moro come fosse un lupo. Pascola i becchi, e dal fetore di quelli è fetentissimo anche esso: povero poi è tanto, che neppure ha da mantenersi il cane. Basta: se, come raccontano, lo nutrì una capra, niente la perde coi capretti davvero.

Tali e simili vanti si dava Dorcone, e Dafni rispose: Sì, mi nutrì una capra, che però nutrì Giove stesso. È vero, io guardo le capre, ma posso mostrarle da più de’ suoi buoi. Del loro mal odore io non ne so, come non ne sa nè an-

Dafni e Cloe 2