Pagina:Gli amori pastorali di Dafni e Cloe.djvu/37

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questo uccello salvatico e montagnuolo, come era la vergine, ed ancor canta come prima soleva, e cantando dice la sua disgrazia; e quella sua voce significa che la va cercando le sue vacche perdute. Questi, e simili furono quella state i lor piaceri. La vendemmia, che seguì poi, uscirono di Soria alcuni corsari, che per non parer barbari avevano armata una fusta di Natolia, e con quella corseggiando toccarono la spiaggia di Metellino, dove smontando a terra, armati di scimitarre, e di mezze corazze, di ciò che venne loro innanzi fecero bottino, predando vini, frumenti, mele, e d’ogni sorta bestiami, e spezialmente ne menarono alcune vacche dell’armento di Dorcone; e trovando il povero Dafni, che lungo la riva del mare se n’andava, lo presero. La Cloe non era seco, come quella che sendo fanciulla non usciva la mattina con le pecore, finchè non era ben alto il giorno, temendo non qualche scorretto pastore oltraggio le facesse. I corsari veduto il garzonetto della grandezza, e della bellezza ch’egli era, parendo loro miglior preda d’altra che fare in que’ campi potessero, non curandosi altramente nè delle sue capre, nè di più