Pagina:Gli sposi promessi I.djvu/6

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PREFAZIONE


Gli sposi promessi?!

— Tale, o lettore maravigliato, il titolo che il Manzoni pensò forse súbito di dare, e diede, come primo battesimo, all’opera sua piú curata e piú grande: l’opera che giganteggia su quante formano il glorioso patrimonio della nostra letteratura moderna. E se di questa sua altezza nessuno dubita oramai piú tra gli studiosi in genere e i manzoniani in ispecie; chi di loro non solo, ma di quanti, dinanzi a un capolavoro, sentono l’intelletto e il cuore agitati dalle impazienti e giuste domande: perché questo e non piuttosto altro? come ne lampeggiò l’idea al poeta? quale ne fu il lavorio primo nel fervore dell’ispirazione? quanto tempo, e fatiche e speranze, e soddisfazioni e pentimenti acompagnarono chi ebbe la faticosa gioia della creazione, prima che essa fosse creduta, se non perfetta, almeno non indegna d’essere resa pubblica?: chi può mai dubitare che non debba essere massima la contentezza nell’avere finalmente, col possesso di quasi tutto il primo getto del romanzo immortale, la possibilità di rispondere a qualcuna delle domande, fatte chissà quante volte, a proposito del capolavoro manzoniano? Finalmente, quasi tutto: queste parole compendiano il desiderio, le ansie, la soddisfazione dell’editore,