Pagina:Gli ucelli.djvu/3
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- Eu.
- Non n’è dunque discommodo, che havedo bisogno vegniamo à i corvi, & ben apparecchiati, poi no poter trovar la via? per cio che noi ò huomini che sete quì a ragionare siamo infermi d’una infermità cotraria a’l saca. costui che non è citadino, costretto, et noi honorati d’una tribu, d’una liga, & d’una generazione, citadini con citadini, niuno scacciandone, voliamo da la patria con tutti doi i piedi. non havendo però in odio quella cità medesima, perche’lla non sia grande & aventurata, & a tutti commune da pagare i debiti & travaglij. queste cigale adunque un mese ò doi su i fighi cantano. & gli Atheniesi sempre ne i giudicij cantano per tutta la sua vita. per questo faciamo questo viagio havemo il canestro, & l’olla, et i mirti, & andiamo smattiando, & cerchiamo un luogo di riposo, dove s’affermaremo & persisteremo. & l’essercito nostro e apresso di Treo, et havremo di bisogno udire Epope da quello, se pur conosce si fatta cità, ove vola.
- Pi.
- Costui.
- Eu.
- Che cosa gli è.
- Pi.
- La cornachia che cosa mi dice gia un pezzo, quì sopra?
- Eu.
- Et questo cornachione di sopra apre la bocca, come se mi volesse mostrar qualche cosa. et no è possibile che questi non siano ucelli. & tosto lo sapremo, se facciamo strepito. ma conoscitu che è quello