Pagina:Gli ucelli.djvu/5

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d'aristofane. 175


pagno servidore.

Eu.
Un’ucello dunque ha bisogno di qualche servo?
Ser.
Sì, perche costui, penso, prima quando era huomo, à l’hora gli piaceva mangiar pescetti falerici. io corro là ove sono i pescetti, e ne piglio un cadino. gli venia voglia di polenta, vi bisogna l’olla, e la cazza da menestrar, corro à tuor la cazza.
Eu.
Questo trochilo ucello, so io adunque, che fai ò Trochilo? chiamane il patrone.
Tro.
Ma per Giove adesso dorme, et mangia non sò che mirti et serfi.
Eu.
Destalo pure.
Tro.
Sapiamo chiaramente ch’egli l’haverà per male, ma per amor vostro lo destarò.
Pi.
Postu romperti il collo, che m’hai fatto morire di paura.
Eu.
Oime sventurato, et il cornachione à me vien per paura.
Pi.
O spaurosissima bestia che sei, hai lasciato andare il cornachione per paura?
Eu.
Dimmi e tu non hai lasciato fugire la cornachia, cadendo giu?
Pi.
Non io per Giove.
Eu.
Mò ov’ello?
Pi.
E volato via.
Eu.
Non l’hai dunque mandato via castron, tu sei un bell’huomo. apri la selva, ch’io possa uscir hor-