Pagina:I cavalieri.djvu/11
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| I CAVALLIERI |
- De.
- La piu facile, e piu vile impresa. fà quello che fai, disturba, e accorda insieme tutti i travagli, e sempre fà tuo il popolo, indolcendolo con parolette da coco, l’altre cose poi tu hai che à se tirano il popolo. sciagurata voce, sei nato un mal huomo, sei di quelli de la piazza, tu hai tutte quelle cose che bisogna à le cose de la cità. e gli oracoli s’accordano, e quello Pitico. però sia incoronato, e fà sacrificio a’l stolido et pazzo, e à che modo scaciarai l’huomo?
- Al.
- Et che mi sarà coadiutore? e questi ricchi hanno timore d’esso, e quel povero ha in odio i popoli.
- De.
- Ma ce sono cavallieri huomini da bene piu di mille, che hanno esso in odio, che t’aiuteranno, e de cittadini da bene, et discreti, et de spettatori chiunque è prudente: e io con quelli. e il dio ne abbracciera. e non haver paura, che s’è gia assomigliato. onde per la paura, ò timore niuno l’hà voluto à vasi fatti assomigliare. pur ogni modo sarà conosciuto, perche questo teatro è sagio, e prudente.
- Ni.
- Oime infelice, il Paflagone vien fuora.
- Cle.
- Non per i dodeci dei v’alegrarete, ch’è assai c’havete fatta la congiuratione contra il popolo. che cosa fà la tazza Calcidica? non è che non vi fate ribelli a quelli de Calci, andarete in rovina, morirete ò sceleratissimi.
De.