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| D’ARISTOFANE | 97 |
- Al.
- Ti bastonarò.
- Cle.
- Ti cavarò la superbia.
- Al.
- Ti cavarò i denti.
- Cle.
- Risguardami, et non abbassare gli occhi.
- Al.
- Ne’l foro anchora io sono allevato.
- Cle.
- Ti stracciarò, se tu parli niente.
- Al.
- Ti smerdarò, se parlarai.
- Cle.
- Confesso di robare: et tu nò?
- Al.
- Per Mercurio de’l foro, e lo giro che lo vedete.
- Cle.
- Tu insegni adunque cose aliene, et ti mostrerò à i Pritanesi, che non hai diece ventri sacrati à dei.
- Co.
- O sciagurato, et gridatore, de la tua audacia tutta la terra è piena, et ogni congregatione, et tributi, et scritture, et tribunali, ò sporco, et fangoso, et che conturbi tutta la nostra cità, che hai insordita la nostra Atena gridando, et che da le pietre di sopra guardi i tributi.
- Cle.
- Sò io questa novella, d’onde lungamente è posta insieme.
- Al.
- Ma se tu non sai la compositura, ne anche io le incordationi. che sotto tagliando vendevi la pelle d’un bò cattivo à i villani astutamente, per farlo parere grasso. e à portarlo avanti dì, era magiore di doi palmi.
- De.
- Et per Giove anchora à me hà fatto questa medesima cosa, à ciò che io dessi derisione assai à i citadini e à gli amici, perche inanzi che fosse à Pergasi, nodava io con le calze.
Co.