Pagina:I cavalieri.djvu/15
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| I CAVALLIERI |
- Co.
- An, da prima non mostravitu esser impudente, cosa che solamente stà ne i dicitori: à che tu credendo molgi i forestieri fruttiferi, essendo d’i primi, e costui chi vede s’infunde Hippodamo. ma egli è apparso un’altro huomo molto piu scelerato di tè à farmi alegrare, che ti farà star fermo, ed è quì. de lì è chiaro ne l’astutia e audacia e ne le dicacità, ma hò nutrito e allevato, donde sono gli huomini, che sono, hor dillo. che niente dice l’esser stato allevato con buoni costumi.
- Al.
- Et pure udite, potente è questo citadino.
- Cl.
- Non mi lascierai tu un’altra volta?
- Al.
- Non per Giove, perche io sono un mal’huomo: ma circa l’esser primo, prima lo voglio combattere.
- Co.
- Et se non ubidisce cosi, dì ch’è anchora da i mali.
- Cl.
- Hor non mi lascierai?
- Al.
- Non per Giove.
- Cl.
- Sì per Giove.
- Al.
- Non per Nettuno.
- Cl.
- Oime io creparò.
- Al.
- Et io pur non mi partirò da te.
- Co.
- Lascialo per i dei à lui da guastarsi.
- Cl.
- Et in cui fidandoti, tu pensi esser conveniente il contradirmi.
- Al.
- Che son potente anchora io anche à ornare.
- Cl.
- Ecco à dire, ben dunque; tu pigliando una cosa che t’avegna lacerando cose crude, la manegiarai bene. ma sai che tu mi pari haver fatto, quello che hà
fatto