Pagina:I cavalieri.djvu/22

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tasia, e Giove forese ti mantegni, e quando haverai vinto, un’altra volta de là di nuovo à noi verrai, incoronato di corone. e voi avertite à noi ricombattenti, ò che havete approvato gia il cantar vario tra voi medesimi.

Se qualche huomo d’i vecchi ch’insegna comedie, ne costringeva ragionando, andar ne’l teatro, non gia mal questo conseguiva. e hor degno è questo poeta, perche vuol male à quei medesimi che noi, e ardisce di dire il giusto, e nobilmenti và à Tifone, e a’l turbine. di quelle cose poi di che egli dice che molti di voi si maraviglia andando à lui, e cercare che non lungamente accusasse, secondo se medesimo n’ha commandato che vi parliamo di questo, perche l’huomo dice, che questo non ha fatto per ignorantia, d’immorare, ma pensando la dottrina de la comedia essere un’impresa difficilissima di tutte, per haver donato essa à pochi de molti che la prova, e di lungo tempo discernendo, voi esser naturalmente annui, e giovando anchora in vecchiezza i poeti di prima. sapendo questo però, ciò che ha patito Magnete con quelle canute che venivano giu. che ha statuito molti triomfi de cori aversarij à la vittoria. et mandandovi tutte le voci, e cantando, e percotendo le ale, e parlando Lidico, e poliendosi, e bagnato di cose di rane non fu bastante. ma morì in vecchiezza. perciò che da la pubertà non fu