Pagina:I cavalieri.djvu/25

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vemo i bei capelli, se se siamo ben politi.

O Minerva de la cità patrona, ò sacratissima sopra ogni cosa, et per guerra, et per poeti, et per potenza, che hai cura de la cità che si leva in superbia, vieni à noi, pigliando quella nostra coadiutrice vittoria ne gli esserciti, et battaglie, che de la compagnia, et cori è amica. et à gli nemici con noi contende. Hor dunque quì dimostrati, per ciò che bisogna tu te dimostri con ogni arte à questi huomini la vittoria: se pur de le altre volte, anchora adesso.

Quello che conosciamo in questi cavalli lodar vogliamo, per esser degni d’esser lodati. perche fin’hora insieme con noi hanno sopportato assai travagli et impeti, et scaramuccie. ma non troppo già si meravigliamo di quelle cose terrene, si come quando quelli che compravan le tazze montavano virilmente su le navi d’i cavalli. et costoro trando et aglij, et cipolle, poi pigliando i remi, si come noi mortali, rifremorono hippape, che gli gettarà? piu tosto da pigliare. che faciamo? non spingitu ò Samfora. et se n’andavano trottando in Corinto, piu giovani foravano i letti con le unghie, et circondavano i stramazzi. mangiavano poi i paguri per herba medica. se alcun le tiri fuora, et quelli che da’l profondo cercano, et come si mise à dire Teoro Carcino Corinthio. gravi cose ò Nettuno, se n’anche ne’l profondo haverò possanza,