Pagina:I cavalieri.djvu/27

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do di questo haveva cura, da banda destra un bar dassa, ch’era huomo fatto da la lunga pettezzava, e io lo intesi, et poi ferendolo co’l culo sbattè il cancello, e aprì bocca, et gridai fortemente:

O concilio che produce buone parole per la prima vi voglio far sapere, che poi che havemo fraccata la guerra, non hò mai veduto piu degni pescetti. et subito i volti di costoro si sono pacificati, et alegrati, cosa secreta facendo tosto, à ciò che molti pescetti comprassino per un’obolo, et pigliarono bascie de boccalari. et questi risbattetero de le mani, e mi gridavano dietro, et questo Paflagone suspicando, sapendo però di che parole il concilio piu s’alegrava, disse la sententia: Huomini già à me pare, che ne le calamità buone annunciate esser buone nuove à sacrificare à la dea cento bue. il concilio contra di quello consentì un’altra volta, et io quando hebi conosciuto già, vinto da le percosse, ducento bue conquistai. et à questa selvatica l’avisai fra mille doversi far l’oratione à le caprette per domattina, quelli pescetti se venissero a’l numero di cento per il bagattino, un’altra volta il concilio consentì verso di me. costui poi questo sentendo spaventato zanciava. et poi esso tiravano i Pritanei, eti agittarij, et cosntor facevano rumore stando à torno à i pescetti. et costui pregava loro che aspettassino un poco di tempo, à ciò