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I CAVALLIERI


De.
Mò à che fogia, à che modo sarà virilissimamente?
Ni.
Bonissima cosa à noi sarà bevere de’l sangue di toro, per ciò che quella morte di Temistocle è piu eligibile.
De.
Non per Giove, ma il puro vino de la buona sorte: per che forsi consultaremo qualche cosa di bene.
Ni.
Ecco’l puro, à te tocca dunque bevere. ma à che modo un’huomo embriacandosi potrà consultar cosa buona?
De.
Veramente tu sei pazzo. tu hai ardimento circa à la consideratione vituperare il vino? che per lo vino troverai cosa che piu s’adopera. veditu? quando bevono gli huomini, à l’ora irricchiscono, vanno dietro a’l suo mestiere, vincono le liti, sono felici, giovano à gli amici, ma porta fuora tosto un bocal di vino, à ciò che mi bagni la mente, e che dica qualche dotta cosa.
Ni.
Oime che ne farai tu mai co’l tuo bevere?
De.
Bene. hor porta quà, e io sederò. e se m’inebriarò, tutte queste cose empirò di consiglietti, e sententiette, e cogitationcule.
Ni.
Con assai buona sorte che non sono stato preso di dentro, quando robava il vino.
De.
Dimi, che fà il Paflagone?
Ni.
Egli ingrato quando hà leccato le cose salate de’l commune, se ne runchegia embriaco, se le pelli stravaccato con la bocca aperta.

De.