Pagina:L'Utopia e La città del Sole.djvu/14

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dio nel por la tesla sul ceppo. Com'egli apparec¬ chiò i suoi air ultima sventura, con isgomenli, direm cosi graduali, e repentini avvisi di rovina imminente, facendo in mezzo ai desinare picchiar alle porte e dire che la giustizia il voleva, così rerto apparecchiò sè stesso meditando e facen¬ dosi famigliare la morte. V1 ha un tempo in cui dall* un lato imperversa la ferità del sangue; e dall* altro sorge un coraggio indomito e faceto contro l'atrocità de’carnefici, che finirebbero a smettere, non per sazietà nè per istanchezza, ma per non essere più burlati. — In questa parte di costanza, di coraggio, di lepore il Moro è un esempio immortale, e non v’ha supplizio, che più del suo, renda odioso Enrico Vili, tiranno sì odioso per quel misto di crudeltà e lussuria, eh* è il colmo della perversione umana.

Gli ultra-cattolici non riuscirono a guastarci Tommaso Moro: è tutto dire. I nuovi farisei pren¬ dono tutti i gran personaggi della storia, e se nei tempi di fede, furon ferventi cattolici, te gli stem¬ perano nelle loro amplificazioni e declamazioni per farne onore alla Chiesa. Quello, per atto d*esempio, che in Colombo fu genio, siffatta¬ mente conscio^ e invasalo di divinità, che ne spandeva fuori Pardore, fiammante quasi come f estasi di santa Teresa, si converte per loro in una stupida ossequenza di monaco. Così il cordone di S. Francesco, che forse cinse Dante ne"1 suoi ultimi giorni, equivarrebbe alla disciplina del primo contadino che porti cocolla. Quello che in Tommaso Moro fu sentimento di rettitudine in¬ domato, di fede sincera, si volge da loro alle fa¬ stidiosaggini del pinzochero odierno, che lascia i PREFAZIONE. XV