Pagina:L'Utopia e La città del Sole.djvu/16

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che por la pioggia caduta ora oltre del solilo enfiato , si trovò quella col caro pegno in evidente pericolo di sommergersi; quindi dubbiosa nel suo spavento, preso audace partito di avventare dal¬ l'altro marcine il tenero fanciullo; e sviluppata poi correndo a ritrovarlo, quando si pensa mirarlo mal concio per la percossa si avvide, che come dall'angelo tutelare riservato sopra de’sterpi giaceva in atto d* invitarla ili bel nuovo ad arrecarselo in seno.

Ottime sono le acque, disse Pindaro, ma più sempre furono tali in favor degli eroi! Mosè bambino dal Nilo, e Romolo dalle acque del Tebro furono a miglior sorte salvali; il tenero Abide, al con¬ tar di Giustino, preservato dalle acque , in cui fu il bambino auasi sommerso, venne riservato al dominio del regno paterno i Spagna.

Vediamo conio il Regi ne narri la decollazione.

Venuto pertanto il giorno di mercoledì, circondalo da ministri della corte, venne avvisalo essor l’ora rii condursi ad effetto la sentenza. Si amici, rispose il Moro, ubbidisco di buonavoglia, andiamo col nome di Dio; e prendendo nelle mani l’imagine del Salvatore crocifisso, disse: essendo voi Signore con me, di che cosa io devo temere? ed aggiungendo uno degli astanti, che doveva farsi animo, proferì quel detto: Causa bona est, bonus Dominns, bona Crux, bona xprtest, et enr non animo me iuvat esse bono? condotto nella gran piazza della Rocca di Londra, prossimo all'elevato palco, a cui si ascendeva per molli gradi, a causa della sua debolezza, diffidandosi di condurvisi, disse, pregando un giovane che all’aspetto impallidito, e lacrimoso,lo credeva di benigno genio: Vi prego figliuolo a farmi per carità un poco d’appoggio, finché colà su io arrivi, che circa poi al di¬ scendere, altri se ne prenderà la cura; cosi allegro, conQdalo nella sua buona coscienza, scherzava, e direbbe il morale: lo- cabatur miseriis, in quibus iocari debnisse quis nescit? poluisse quis credit? Pervenutovi, salulò con volto sereno il molto po¬ polo presente, che con silenzio e mestizia, a lui parimente in¬ chinandosi, diede segno del dispiacere che sentiva, vedendo cosi maltrattata 1’ innocenza. Alzò poscia il Moro la voce intre¬ pida. Signori, alti ed impenetrabili sono i divini giudizj ; neces¬ sariamente uno deve essere il termine di noi mortali, quale e come si sia non importa; purché sortisca in grazia di Dio; per pietà pregatelo che riceva in pace quest'anima, ed io dall’altra parte lo supplico a render sempre felice il re nostro e tutti voi.

Voltatosi al ministro di giustizia, che al solito gli chiedeva perdono prontamente gli donò un angelotto d’oro, ad imitazione d’illu¬ strissimi martiri, come che volesse rimunerare il benefizio, che ne attendeva. Impetrato un poco di tempo, si diede a recitare genuflesso alcune delle sue solite preghiere, ed alzando un poco più la voce, poi disse: Suscipe Christe Jcsu animam confiten-