Pagina:L'Utopia e La città del Sole.djvu/31

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LIBRO PRIMO





Giovanni Clemente, Itlodeo, Tommaso Moro, Pietro Egidio.


Avendo Enrico VIII, invittissimo re d’Inghilterra, ed ornatissimo d’ogni virtù che si ricerchi in principe egregio, certa controversia con Carlo, serenissimo principe di Castella[1], mi mandò ambasciatore in Fiandra in compagnia di Cutherto Tunstallo, creato da esso re poco avanti tesoriero con comune allegrezza di tutti, delle cui lodi non ragionerò; non già che io tema che l’amicizia, la quale tengo con esso renda meno fedele il mio testimonio di lui, ma perchè la sua virtù e dottrina supera ogni mio sforzo di poterla magnificare, ed è tanto nota e illustre, che il mio volerla far più chiara, sarebbe con piccola luce far lume al sole. Ci vennero contro a Brugi (così era ordinato) quei che trattavano li bisogni del principe, uomini egregi; ed era di quest’ambasceria capo il prefetto di Brugi, uomo magnifico, avendo seco quel veridico Giorgio Temsicio preposto

  1. Poi Carlo V imperatore.