Pagina:L'Utopia e La città del Sole.djvu/40

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16 utopia.


risposi: le vostre pecore, le quali per addietro furono tanto mansuete e parche nel mangiare, ed ora sono tanto feroci e divoratrici, che consumano gli uomini, i campi, le case e le città. Perchè ove nel regno nasce lana più sottile e di maggior prezzo, ivi i nobili ed alquanti abati santi uomini, non contenti delle entrate annuali che sogliono pigliare dei loro larghi poderi, nè bastando loro di vivere delicatamente, senza giovare alla repubblica, anzi noiandola, rovinano le case, abbattono le terre per fasciare alle pecore più larghi paschi. Come se occupassero poco terreno le selve e i vivai, quei buoni uomini fanno dei luoghi abitati e coltivati un deserto. Cosi, perchè un insaziabile divoratore rinchiuda infiniti campi, sono cacciati i lavoratori, e con inganni privati dei loro beni, o con ingiurie continue astretti a venderli. Cosi pur sono i miseri forzati a partirsi, maschi e femmine, moglie e mariti, orfani e vedove, padri con i piccioli figliuoli, e famiglia piuttosto numerosa che ricca. Si partono, dico, dai soliti luoghi senz’aver dove ridursi; le povere masserizie sono vendute a vii prezzo: il quale poiché hanno in breve tempo consumato errando qua e la, che altro possono fare che rubare ed essere appiccate (vedete voi con qual giustizia) ovvero mendicare? benché allora sono imprigionati come poltroni che non vogliono lavorare; e quantunque essi più che volentieri lavorerebbero, essendo condotti al lavoro. Ma non lavorandosi il terreno, che è l’arte loro, altro non sanno che si fare: quando che un pecoraro ed un bifolco bastano a coltivare quel terreno, il quale prima aveva bisogno di molte mani. Perciò la vittovaglia in molti luoghi è cara. Il prezzo delle lane tanto è cresciuto, che i poveri, usati di fare i panni appo voi, non ne possono comperare, e perciò molti stanno in ozio. Ed aumentati i pascoli, una pestilenza, per divina vendetta, ha ucciso infinite pecore, la quale più giustamente doveva uccidere gli avari padroni; tuttavia quantunque cresca il numero delle pecore, non iscema il prezzo delle lane.