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d'aristofane. 124


nistro, alegramente và inanti, et serva diligentemente ne la turba, che alcuno non ti rompa queste auree cose. ò beato, che te menarà per moglie, e chi te farà tirar corezze da vecchio.

Di.
O Santhia. il Priapo da voi è da essere prodotto diritto, dietro à quella che porta’l canestro: et io seguendo canterò la laude di Priapo. e tu ò donna guardami da’l tetto, Dionisio vien inanti, amico compotatore di Bacco, ò mecho che vai a torno di notte, amatore de putti, gia sei anni te hò salutato venendo spontaneamente in questo popolo, facendo la pace à me medesimo, e sendo da facende, travaglij, pugne e guerre liberato. ciò a molti è cosa souave ò Dionisio, Dionisio. quando robasti quella formosa giovane, Tratta di Strimodoro da Felleo, pigliatala per traverso, elevatala, et buttatala giu ben la chiavasti, ò Dionisio Dionisio. se con noi insieme beverai crapulando in questa mattina, e uno catino di pace sorberai, questo scuto ti starà pendente ne la cugina.
Co.
Eglié questo, eglié questo proprio, tragli, tragli, tragli, batti, batti questo scelerato. non gli darai, non gli darai?
Di.
Hercole che cosa è questa, rompirete il lavezzo?
Co.
Ti lapidaremo ò scelerata testa.
Di.
La causa ò vecchij Acarnei?

Ciò ne dimandi? che sei impudente e odioso ò traditore de la patria, il quale solo di noi facendo la