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l'acarne


facenda, che è degna de la Grecia. ma mi son accorociato per cotal tragica cosa, quando io sbadachiava aspettando Eschilo, e costui ha ridetto ò Teognide guida dentro il coro. in che modo pensitu che questo mi habia commosso il cuore? ma un’altra cosa mi ha ralegrato, quando in Mosco per tempo passato Dexiteo entro per cantare il Beotio. Et à l’hora io morì, e mi rivolgei quando vidi Cheride inchinarsi à l’orthio. Ma poi che i son sordido, mai la calcina mi abbrusciò così i cegli de gli occhi, si come adesso, che essendo il concilio matutino di favore, essa Pnice è abandonata: e costoro ne’l foro ragionano, e di su, e di giu fugono la rossa corda. ne li Pritanesi gli vanno, ma importunamente venendo si spingono, e in che guisa? quelli che vengono circa il primo legno congreganosi, poi si partono. et la pace in che modo farà? di nulla si curano. ò cità, ò cità, come stai? Io sempremai il primo me ne vado a’l concilio, et sento, et poi quando mi ritrovo solo, gemisco, sbadachio, mi crucio, tiro corezze, mi dubito, scrivo, mi pelo gli occhi, io computo, penso sopra il campo, amando la pace, certamente havendo in odio i citadini, et desiderando questo mio popolo: il quale già mai non mi disse compra le legne, i carboni, l’aceto, l’oglio, nanch’io lo sapeva. ma egli portava ogni cosa, et comprata se parteva. adesso manifestamen-


te ne