Pagina:La Lisistrata.djvu/21
Da Wikisource.
| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
- Coro de le donne
- Ma ò pover huomo non bisogna inconsideratamente à i vicini metter la mano adosso. E se questo fai, è forza che ti si sgonfino gli occhi, perchè voglio io saviamente come donzella sedermi, molestando niente qui, movendo ne ancho una busca, se non mi pungerà et tentarà alcuno à guisa d'un sciame di vespe.
- Coro d'huomini
- O Giove in che adoperaremo noi mai queste bestie? non sono mica queste cose da sofferire, ma bisogna che tu insieme con esso me cerchiamo, questo male donde viene, perche queste spontaneamente hanno occupata la terra d'Atheniesi, et il tempio sacro, per il quale, per essergli gran pietre, non si può andare à la rocca. Ma dimanda, non credere, et aggiungeli tutte le spie, per ch'è vergogna lasciar star di spionar questa cosa.
- Preside
- E pur da loro questo desidero di domandare per Giove primamente, perche causa di vostra bizzaria havete stangata la nostra cita.
- Lisistrata
- Per darvi il danar salvo, e perche non facciate guerra per quello.
- Preside
- Per il danaro facciamo noi guerra forsi?
- Lisistrata
- Et tutto 'l resto è confusione, perche Pisandro à ciò che havessi da poter robare, e quello ch'erano sopra à i magistrati sempre mescolavano qualche torbolatione, non dimeno costor facciano pur per questo ciò che vogliono, che non mi torranno mica piu questo argento.
- Preside
- Ma che farai.